Dall’attività didattica svolta fino a oggi è emerso che per la maggioranza dei ragazzi la mancanza di corretta informazione sulla disciplina del Karate è pressoché totale e che troppi genitori spesso ignorano la primaria importanza che lo sviluppo psicologico e intellettuale riveste nei preadolescenti.
Dai 10 anni in poi per le femmine e dagli 11-12 anni per i maschi inizia un nuovo periodo di sviluppo: si parla di prepubertà e pubertà in senso fisico per indicare l’inizio della funzione sessuale e riproduttiva, l’aumento del peso corporeo e lo sviluppo degli arti inferiori. Parallelamente, si sviluppano processi intellettuali, cognitivi e profondi mutamenti della vita affettiva che includono sempre un riferimento più o meno diretto ai fenomeni fisiologici di quest’età di formazione, si tratta della preadolescenza e adolescenza. Lo scompiglio ormonale e la crescita della statura provocano quasi sempre insicurezza motoria, come se per il preadolescente gli oggetti cambiassero continuamente le loro dimensioni. La disarmonia temporanea dello sviluppo corporeo influisce sul sistema nervoso causando una specie di rottura dell’equilibrio creatosi nella fanciullezza.
Riguardo all’Area Affettiva il preadolescente è prevalentemente un timido che teme di mostrarsi agli altri e di suscitare opinioni sfavorevoli alla sua persona. Di ciò si tiene conto nella pratica del Karate, con la quale i ragazzi devono riconoscersi e ritrovare soprattutto fiducia in se stessi, nelle proprie capacità. Il Karate, nel periodo della preadolescenza, favorisce lo Sviluppo Intellettuale e il passaggio dallo stadio delle operazioni concrete a quello delle operazioni formali e del pensiero astratto. Molti esercizi richiedono sin dall’inizio, infatti, la capacità di ragionare in termini astratti, senza il contributo della percezione e dell’esperienza concreta. Ad una maggiore capacità di percezione e comprensione dei problemi corrisponde una realizzazione ottimale delle attività motorie, sebbene vi possono essere condizionamenti di carattere socioeconomico che influiscono negativamente sullo sviluppo emotivo e sulle condizioni intellettuali del ragazzo. Il delicato Sviluppo della Sessualità può essere un altro dei motivi di “crisi” di crescita dell’adolescente che subisce un accentuato aumento delle pulsioni sessuali causate dalle trasformazioni ormonali e anatomiche. All’inizio dell’adolescenza la sessualità gli può apparire come un elemento estraneo e autonomo, poiché le sensazioni sessuali vanno e vengono spontaneamente. Anche in questo la pratica del Karate rappresenta un utile supporto, semplice e diretto, capace di semplificare delicati problemi. Grande è l’importanza che l’adolescente attribuisce al proprio aspetto fisico e cioè al concetto di Immagine Corporea. Spesso a causa della rapidità delle trasformazioni somatiche gli adolescenti sentono il loro corpo estraneo e sono particolarmente indifesi nei confronti dei giudizi negativi che ricevono. I coetanei svolgono un ruolo di primo piano, il ragazzo tenta di rassicurarsi di fronte alle proprie inquietudini con continui paragoni con le condizioni fisiche dei compagni e mentre i bambini che si sentono accettati dal proprio nucleo familiare elaborano una corretta immagine corporea, quelli supervalutati dai genitori sono meno capaci di accettare o di adattarsi ad una anomalia della propria conformazione. Può accadere che durante l’adolescenza si registri una Crisi di Identità. Il rapido ritmo di accrescimento fisiologico, contribuisce a rendere difficile l’acquisizione del senso di identità e collega la primitiva immagine corporea con il nuovo senso di sé. In palestra l’adolescente può comprendere che anche i suoi simili condividono le sue difficoltà: questa consapevolezza deve condurlo ad identificarsi con il gruppo e aiutarlo ad acquisire sicurezza, equilibrio e un’immagine più gratificante di sé.
Un capitolo a parte meritano gli alti valori educativi e i significati rimasti a lungo nell’ombra, oscurati da una tradizione cinematografica destinata alle grandi masse e volta a pubblicizzare, a scopi puramente commerciali , solo gli aspetti più superficiali, diseducativi e violenti quali rotture di tavolette, risse, combattimenti che per molto tempo hanno alimentato l’immaginazione collettiva con modelli sbagliati, con il risultato di nascondere le profonde valenze non solo fisiche ma anche spirituali e morali del Karate. E’ giunto quindi il momento di restituire all’arte marziale il suo valore, sintetizzandone i contenuti altamente educativi.
Nel Karate si fondono con grande equilibrio: gioco, sport e danza. L’aspetto ludico, si sviluppa con immediata facilità; l’aspetto sportivo si configura in una serie infinita di schemi motori, semplici e complessi. L’agonismo precoce, con tutta una serie di problematiche motivazionali causate da stress da prestazione, nel Karate non esiste, poiché la competizione nel combattimento inizia a partire dal quindicesimo anno di età, mentre dal sesto anno l’attività è limitata alle gare di Kata, “forme tecniche” paragonabili ad esercizi di ginnastica a corpo libero. Particolare attenzione merita la questione relativa alla possibilità che il Karate promuova condotte aggressive o amplifichi le tendenze al comportamento violento possedute da alcuni bambini; l’esperienza di educatori, istruttori, maestri, cioè tutte quelle categorie professionali che si trovano ad interagire a fini educativi e formativi con bambini di età prescolare o scolare, è costellata di episodi riguardanti condotte aggressive, se non addirittura violente di bambini a danno dei coetanei. Il mondo adulto spesso reagisce con divieti e punizioni che hanno il vantaggio di sedare subito sul nascere la contesa, ma limitano il loro effetto alla singola situazione senza proporre alcuna alternativa alla “risposta aggressiva del bambino”. La violenza non va quindi repressa o soffocata, correndo il rischio che riesploda in altre occasioni, ma incanalata, ovvero esternata in modo socialmente accettabile: le condotte aggressive del bambino vengono cioè trasformate in gioco, proponendo situazioni di confronto diretto con i coetanei in un luogo sicuro, protetto, governato da regole ben precise. La capacità dell’insegnante di “giocare a Karate” si trasforma in una attività multidisciplinare, in grado di preparare il bambino al suo ingresso all’interno di una società anch’essa regolata da regole precise, proprio come avviene durante l’attività proposta, sarà poi compito del bambino, raggiunto un livello di sviluppo cognitivo sufficiente, comprendere che così come nel gioco chi non rispetta le regole viene escluso, nel mondo chi non rispetta le norme sociali di convivenza potrà trovarsi in una probabile situazione di emarginazione sociale.

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